Festa della Terra
..di Davide Tutino – 30/03/2025
30 Marzo 2025
FESTA DELLA TERRA
“Terra e Verità” è la rassegna stampa sull’Altra Israele e l’Altro Medioriente, la voce di chi persegue il dialogo e la pace.
Testo del videomessaggio di Davide:
30 marzo 2025 è la festa della Terra, una festa molto importante per il mondo islamico, una festa molto importante per la resistenza palestinese e abbiamo scelto di iniziare oggi questa iniziativa di una rassegna stampa sull’altra Israele e l’altro Medio Oriente. La rassegna stampa il cui nome è Terra e Verità. È una rassegna stampa che va in onda con i nostri mezzi, quindi apparirà quando è possibile.
Dove è possibile e durerà quanto è possibile non sappiamo quando finirà è un po’ come la vita è un po’ come la lotta che è contestuale e cosa abbiamo pensato di portare una rassegna stampa che parte in particolare al giornale del quotidiano israeliano Arez che è quel quotidiano da cui veniamo a sapere tutti gli orrori di stampo crediamo di poter dire genocida cui Israele si sta lasciando andare.
Lo veniamo a sapere da questo giornale grazie a un impegno militante di questa piccola redazione, di questo piccolo giornale che con grande impegno il governo Netanyahu sta tentando di far chiudere, tentando di fare in modo che non possa ricevere alcuna pubblicità e facendo pressione perché sia costretto a chiudere. Ecco noi abbiamo pensato sia come resistenza radicale, sia come sindacato Fisi, non solo di fare noi l’abbonamento online al giornale, ma di proporlo a tutti voi per conoscere l’altra Israele e per sostenere tutte quelle voci per la pace, per il dialogo, in qualche modo per la verità. Perché questa lotta che si sta svolgendo in Medio Oriente è per l’appunto una lotta per la terra, ma anche una lotta per la verità. Cercheremo di volta in volta di proporre degli articoli.
Che siano in qualche modo inattuali, in che senso inattuali? Nel senso che sono nell’attualità inattuali, ma al tempo stesso non rispecchiano solo il momento in cui sono state scritte, cioè che escano al di fuori della dimensione della cronaca per entrare nella dimensione della riflessione, in particolare della riflessione politica, di quella riflessione politica che possa mostrarci che là dove noi crediamo, che può esistere solo un confronto violento, in realtà le voci sono tante, ma quelle voci che si muovono e si alzano per la pace sono voci che solitamente non si odono e che i media non ci propongono.
Quindi oggi partiamo da un articolo.
È un articolo che ci viene molto incontro rispetto alla nostra lotta di resistenza anche nel mondo del cosiddetto occidente collettivo. È un articolo del professore.
Yoram Yovel dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
È un neurolinguista, un neuroscienziato, e questo articolo è proprio di questi giorni sul quotidiano Arez. Quindi sembrava proprio preparare questo momento per noi per andare in onda. Comincia parlando proprio dei giorni che stanno per arrivare, ovvero della Pasqua. Il titolo è Cosa bisogna fare per salvare Israele?
E’ un articolo che cerca di formulare una strategia non violenta per arrivare alla liberazione degli ostaggi e, attenzione, nella prospettiva dell’articolo alla sconfitta di Hamas. Quindi si attribuisce all’altra parte, cioè ad Hamas, la costruzione di questo problema, ma pur in questa prospettiva si tenta di arrivare a una lotta non violenta che ci porti alla pace. Vediamo in che modo è rappresentato.
Si parla degli ostaggi, possono essere tutti a casa per la Pasqua, si dice nell’articolo, la festa delle libertà. Entro poche settimane possiamo anche porre fine alla distruzione della democrazia israeliana, lavorando dal basso, dal popolo, non dalla Knesset. Sapete che la Knesset è il Parlamento israeliano. Ecco, molto importante come parte questo articolo, perché riconosce che di questa crisi e di questa guerra fa parte integrante la guerra interna allo Stato israeliano e la crisi dello Stato israeliano, che ormai non si configura più come uno Stato democratico.
E continua, la disobbedienza civile può vincere. L’impotenza appresa ci ha paralizzati, ci impedisce di vedere quanto siamo forti in realtà. La macchina del veleno, l’operazione di influenza sui media e sui social network del primo ministro Benjamin Netanyahu, distogliendo la nostra attenzione da ciò che dovrebbe essere il nostro obiettivo. Che cosa ci dice? Che hanno partecipato a tante marce, hanno tentato tante manifestazioni e conclude non è successo niente. La coalizione è stabile, gli ostaggi vengono rilasciati a un ritmo lento e mortale, la macchina del veleno funziona e la guerra è tornata.
Parla, ed anche questo è un aspetto interessante, del momento in cui in questi giorni il capo dello Scimbet viene allontanato da parte del governo perché c’è una crisi istituzionale in atto molto forte sia nei confronti della magistratura sia nei confronti dei vari servizi e delle varie agenzie governative che devono essere tutte riportate al di sotto del controllo del governo di Benjamin Netanyahu. Dice che quando il procuratore generale o capo del servizio di sicurezza Scimbet si rivela fedele al regno, cioè Israele, anziché al re, cioè il primo ministro, viene immediatamente bollato come traditore. Ma c’è speranza, c’è azione da intraprendere per organizzare una resistenza efficace all’abbandono degli ostaggi e all’annientamento della democrazia israeliana, una resistenza che vincerà rapidamente e senza violenza. Dobbiamo rispondere a cinque domande.
Cosa, chi, quando, dove e come. Allora l’obiettivo che pone questo docente è per l’appunto la liberazione degli ostaggi ma non solo. Le azioni generali ripristino di una vera democrazia con una corretta separazione dei poteri. L’istituzione di una commissione di inchiesta statale sul 7 ottobre. Vittoria su Hamas è tra gli obiettivi. Quindi vi dico questo è proprio dalla prospettiva israeliana ma si parla di una strategia non violenta per abbattere il governo Netanyahu e noi vogliamo sostenere queste voce.
Linea della guerra di Gaza, spegnimento della macchina del veleno. Allora, cosa si propone? Anzitutto il professore ringrazia Arez che dice che non a caso siamo pubblicati su Arez, quindi riconosce che c’è un giornale in Israele che è diverso dagli altri giornali e che non risponde a questa che viene chiamata logica del veleno e…
E si chiede come arrivare a nuove elezioni e dice bastano poche migliaia di persone che sono disponibili a donazione non violenta. Cosa propone? Il blocco delle principali vie d’accesso, in particolare alle sedi del potere. E dice che è già stato fatto da tante parti e non a caso qui i riferimenti sono riferimenti delle rivoluzioni arancioni, che per quanto mi riguarda ritengo che non siano delle rivoluzioni da esaltare, ma in ogni caso il metodo è preso come spunto di una possibile azione non violenta, che poi risale, se andiamo a guardare, anche all’azione nel 1917 dei bolshevichi che in Russia, essendo una minoranza, bloccarono le principali…
Le strutture di funzionamento del paese. È questo che propone il professore. Dice bastano 10.000 persone organizzate che vogliano veramente riportare gli ostaggi a casa.
Sul metodo è molto importante. Dice come possiamo farlo? Come possiamo implementare una resistenza non violenta che vinca? La resistenza non violenta può vincere e è effettivamente trionfato su forze molto più potenti. La storia del secolo scorso, dice, è piena di lotte non violente che hanno avuto successo e cambiato il mondo. Parla di Gandhi, parla di Martin Luther King e così via. E poi lega a queste le rivoluzioni arancioni, su cui io inviterei ad essere molto molto prudente, anzi molto critico.
E cosa invita a fare questo professore all’interno di Israele per far cadere il governo Netanyahu? Blocchi e interruzioni su larga scala, che devono essere continui, giorno e notte. La disobbedienza civile non violenta, nello stile di Gandhi. Non resistere alla rimozione forzata, se dovesse verificarsi, ma anche non cooperare con essa. Rimanere seduti o sdraiati, comportarsi come un sacco di patate. Non scontrarsi con gli ufficiali di polizia. Loro non sono il nemico. Adesso sorridergli, stanno solo facendo il loro lavoro. Ecco, è un atteggiamento importante perché ci dà modo di riflettere sul fatto che c’è davvero un’altra Israele e c’è davvero un Israele che vuole ritornare a un modello democratico per quanto sia ancora un Israele ideologizzato. e… Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti.
E probabilmente portata a credere che bisogna sconfiggere l’altra parte piuttosto che sconfiggere il nemico dentro Israele. Però c’è una riflessione profonda e c’è anche una preoccupazione che viene espressa, cioè che con il nuovo governo già la polizia sta diventando più dura. Questo deve portarci anche a guardare più avanti, al momento in cui non sarà più la polizia umana a svolgere questi compiti. E questo si va già affermando in diversi stati, è già molto avanti in Cina, ma si prepara anche per il nostro cosiddetto occidente collettivo. E qui si dice che per ora i poliziotti non possono farci del male, perché devono tornare a casa dalle loro famiglie la sera, devono riconoscere in noi degli esseri umani. Non è così e non sarà così, questa è una mia aggiunta, quando i poliziotti saranno dei robot.
Ed è un momento su cui noi dovremmo riflettere ben presto. Cosa propone quindi il professore? Un sit-down di massa, quindi sarebbe il sit-in in strada che blocchi tutte le vie d’accesso ai palazzi del potere.
Non dimentichiamo che proprio per questo, qui da noi, in Italia, si preparano leggi che criminalizzano a livelli senza precedenti i sit-in, o in questo caso i sit-down. Quindi lui propone un sit-down di massa non violento, prolungato e pacifico, oppure un campo tendato che impedisca ai membri del governo di muoversi tra i simboli fisici del potere per alcuni giorni e notti. Questo potrebbe essere il modo più rapido per far riportare a casa tutti gli ostaggi, vivi e morti. Insomma, qui si riconosce il fatto che il governo Netanyahu non è la soluzione al problema, ma è parte fondamentale del problema. Noi oggi abbiamo voluto cominciare con questa impostazione, le nostre rassegne stampa sull’altra Israele, l’altro Medio Oriente, festeggiando la terra.
Il giorno della festa della Terra, 30 marzo, con questa iniziativa e prendendo l’impegno di proporre altri momenti di riflessione che però sono momenti di lotta. Per noi l’abbonamento che abbiamo fatto ad Harez è un modo di lottare studiando e coinvolgere anche tutti voi nella nostra lotta e nel nostro studio. Preghiamo quindi di contattarci www.resistenzaradicale.it, fare questo lavoro con noi, diffonderlo, sosteniamoci in tutti i modi possibili, anzitutto lavorando e lottando insieme, perché questo è il primo sostegno che possiamo e che dobbiamo darci. Un caro saluto da questo 30 marzo, da questa festa della Terra e per la Terra.
Perché oltre a un’altra Israele ci sia gradualmente la possibilità di riconoscere, costruire e dialogare all’interno di un’altra umanità.